Marcella Chirico

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Marcella Chirico

Marcella Chirico ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Roma, allieva del maestro Franco Gentilini. Durante gli studi vince numerosi premi che le permettono di partecipare a diverse mostre estemporanee fuori dalla città natale. Ha insegnato Disegno e Storia dell’Arte agli allievi delle scuole medie, prima a Roma e poi a Como, città in cui vive dal 1974. Dal 2000 ha intrapreso la strada dell’illustratrice per libri dedicati ai bambini, dopo aver lavorato quasi un decennio come disegnatrice per tessuti. Il suo lavoro artistico trova radici nel disegno e nell’acquarello rappresentando spesso l’inquietudine e la paura delle guerre, trovando conferma nei volti astratti e nei simboli religiosi che conferiscono alle opere un’aurea mistica. La Chirico sperimenta negli anni diverse tecniche passando, negli anni Ottanta, dal meticoloso collage di minuscoli brandelli di giornali, attentamente selezionati per dare all’opera un effetto assolutamente equilibrato nei colori e negli accostamenti delle geometrie, sino alla pratica decorativa su ceramica e legno. Su carta rappresenta sin dai primi anni di produzione la verticalità delle città, ispirata dai palazzi della periferia romana, e già allora il degrado delle metropoli, utilizzando anche pastelli a cera. Ancor oggi l’artista dedica la sua ultima serie di lavori alla verticalizzazione architettonica, in particolare a New York, sviluppando opere polimateriche.

Personale presso Salone del Broletto – Como – 1982
da “La Provincia”

Le opere esposte possiedono tutte un sottile fascino che deriva dal finissimo segno della matita o dal preciso disporsi dei colori. E tutto questo è accresciuto e potenziato da quell’atmosfera fantastica che l’artista riesce a creare mediante un gioco di curve e di rette che guidano o cullano l’occhio dell’osservatore fra i soggetti-oggetti di questa pittura. Le figure e le forme dei vari oggetti rappresentati appaiono tutti stilizzati e indagati con una grafia personalissima e piacevole. La Chirico va a ricercare l’anima di ogni forma che trova posto sulla tela o sulla carta. E così l’auto e la nave compaiono nude nella loro intelaiatura, resa quasi eloquente della potenza e della velocità implicite nelle loro funzioni. Man mano che si scorrono i quadri si intuisce l’ attrazione dell’artista verso l’architettura gotica, elegante e slanciata, attrazione che si manifesta con gustosa evidenza nelle “cattedrali” in cui la magia del colore si eleva a livelli tali da dare sonorità all’immagine mediante trasparenze e giochi di luce e mediante costruzioni di carattere illusionistico, di piani che si intersecano e si fondono Quasi sempre tutto l’insieme compositivo sembra convergere-o divergere, a volte- in un punto ben definito della composizione che diventa centro propulsore di quel movimento che dalla pittura della Chirico non manca mai E’ un movimento a volte ossessivo, a volte pacato; spesso accentuato dalla scelta ”diversa” dei colori. Fra le tinte preferite sono quei ”colori di mare” di cui ogni dipinto è imbevuto, che sono certamente rimasti negli occhi dell’artista. Esse testimoniano indubbiamente una sottile nostalgia che torna spesso nei soggetti dei quadri esprimendosi ad esempio in quei gabbiani che con l’elegante frullare delle ali si lasciano coinvolgere sia dalle nubi del cielo, sia dalle onde del mare, sia dalle dune sabbiose della terra.
La Chirico sembra anche aver assorbito la cultura artistica comasca. In ”citta nella luna ”tornano infatti motivi architettonici che richiamano i progetti del Sant’Elia, piacevoli come qelli gotici ma di una modernita’ non ancora del tutto compresa neppure ai nostri giorni. Anche parlando dei colori ho piu’ volte sottolineato l’importanza e la preziosita’ dell’intervento grafico, quell’intervento che assume connotati e caratteristiche particolarmente apprezzabili quando l’artista usa la matita o il pastello.La mano appare docile alla vivacita’ della mente e del cuore e risponde con tratti precisi agli stimoli e alle suggestioni interiori. E cosi’ tracciati impercettibili costruiscono immagini di sogno su cui domina la luna e nelle quali il gioco di riflessi trae vita dalle linee e dai segmenti che sembrano evolversi e completarsi man mano.Cosi’ come la luna e i gabbiani,anche le scacchiere, le bambole, le auto le farfalle le navi vivono di una vita fantastica che ha certo un suo supporto psicologico che va oltre le nostre osservazioni e i nostri interessi .Quello che è evidente e che ci basta è che su tutto questo è steso un tappeto elegante e prezioso di colori e di linee.

Luigi Cavadini

Como, 1982

da “L’Ordine” COMO,18 Marzo 1985

Mi sono sempre chiesto perchè le più alte espressioni d’arte, sia essa letteraria figurativa musicale, siano urla di sofferenza che scuotono e inchiodano chi legge osserva ascolta. Insomma, difficilmente, la gioia è fonte d’ispirazione e sa incidere come una ferita nell’animo dello spettatore; il dolore sì, sempre. Tale riflessione è materia da psicologi e ad essi lascio il compito di trovare una spiegazione razionale al fenomeno ma la premessa non è gratuita perchè la Chirico è una pittrice che non fa eccezione alla regola: anche a lei sono la tristezza e il dolore, suo o altrui, a guidare la mano. Addirittura, nella sua mostra precedente, era la disperazione.
Perchè quegli uccelli stilizzati dalle ali lunghissime, che sbattevano terrorizzati dentro un luogo chiuso da cui nn sarebbero mai potuti uscire e quel brandello di cielo che s’intravedeva lontano come un’utopia, erano urla di disperazione veramente, simbolo drammatico di chi, impaniato nella viscida ragnatela di un’esistenza quotidiana affogata nella mediocrità, si sente affogare ma non si rassegna e tenta di raggiungere l’aria pura di alti valori dove l’anima respirerebbe a pieni polmoni. Ma su quelle ali pesava, implacabile, la zavorra della vita reale. Nell’ultima produzione della Chirico mi sembra d’aver colto un’evoluzione che si può definire “catartica”. Non c’è più la disperazione di una lotta impari destinata alla sconfitta, ma la calma della rassegnazione alla sconfitta stessa. I suoi quadri non “urlano” più, raccontano, con occhio disincantato, il mondo in cui si è costretti a vivere. Sembra che l’artista, come tutti gli uomini di questo povero mondo, si sia costruita dentro una sua “filosofia”, il cui assioma è il pessimismo e la conseguenza logica è la tristezza.
Le “urla” le han fatto venire la voce roca: ora sussurra a chi la vuol capire. E i suoi volti sono lo specchio dell’uomo d’oggi, cosi simili a teschi con orbite vuote, senz’anima, cioè senza sentimento, cioè senza amore ch’è il sale della vita; le bambole sono fantocci con gli occhi spenti, strumenti rassegnati al divertimento del burattinaio, giocattoli con i quali nessuno giocherà mai perchè sono uno sbigottito invito alla meditazione. Vi sono poi due serie di disegni emblematici per la scelta del soggetto: i relitti calati in un paesaggio sottomarino e i rifiuti della metropoli. Per quanto riguarda il primo periodo, la CHIRICO ha disegnato a china, su un colorato sfondo in acrilico che rende con suggestione l’opaca trasparenza delle acque in profondità antichi rottami di barche e velieri che un tempo avevano presuntuosamente solcato le onde, superbi per una presunta vittoria: eccoli, ora, povere carcasse rose dalla morte senza fine. Il ”quia pulvis es “ sale dal recondito angolo d’anima dove ognuno l’ha relegato e pretende una seria riflessione. E’ d’obbligo. I rifiuti, invece, sono frutto di un’ottica “diversa” attraverso la quale la CHIRICO vede la società dei consumi in cui siamo costretti a vivere e che c’impone le proprie regole, pena l’emarginazione. Guardate bene le inquadrature, i “tagli” delle opere della CHIRICO. Vi accorgerete che nelle linee verticali che salgono con curve ardite a bucare il vuoto come ottusi grattacieli, affascinanti nella loro esteriore eleganza, sono costruite sui rifiuti, rifiuti indistruttibili che continueranno a salire anch’essi verso il cielo più veloci dell’uomo sino a sommergere nella loro squallida e allucinante realtà lo stereotipo di un benessere effimero. Lo so, non è una mostra per superficiali nè per gente che preferisce vivere con i paraocchi per non vedere i mali del mondo. Ma la “filosofia” della CHIRICO è questa e la sua peculiarità sta nell’aver saputo “colorare” concetti universali. E se vi sentite troppo tristi, osservate bene i quadri esposti: in ognuno vi troverete una grande, tonda luna. E’ fredda, senza calore, è vero, ma è pur sempre un delicato tocco di poesia. E, forse, uno spiraglio di speranza.

Angelo Curtoni

La luna nel Medioevo

La luna nel Medioevo di Marcella Chirico è un elemento costante che illumina il cammino di dame e cavalieri, che come nelle fiabe fuggono innamorati in sella ad un destriero o combattono il fiero drago.
Quello raccontato nelle opere della Chirico è un medioevo fiabesco, quasi onirico, in cui le lamine metalliche, i frammenti vitrei, gli acquerelli e gli smalti si fondono per dare vita a un mondo di colori vivaci che caratterizzano la produzione artistica della pittrice. Il Medioevo è un periodo storico che per lungo tempo fu legato ad una accezione negativa di stasi culturale e oscurantismo. Nelle opere della Chirico quest’epoca si riempie invece di colore e significato. I grandi castelli e i cavalieri coi loro destrieri hanno ispirato l’artista, che con le sue opere dà risalto a un’epoca spesso sottovalutata ma in realtà costellata di grandi condottieri e meravigliosi personaggi.
In mostra potrete vedere sia opere di grandi dimensioni, come “Eclissi”, in cui la luna è protagonista indiscussa, sia opere di piccolo formato e realizzate con le tecniche più disparate. Tra le opere esposte potrete ammirare anche “Armatura” e “Guerriero”. Queste imponenti figure in
alluminio cucito a mano dialogano con la splendida struttura medievale del Baradello, teatro di accesi momenti storici che videro protagonista l’imperatore Barbarossa. Al termine della visita in cima alla torre di 19 metri vi attende una vista mozzafiato e se sarete tra i fortunati visitatori delle “notti al castello” un filo invisibile vi condurrà dalla luna onirica nei quadri in mostra a quella potente e suggestiva nella volta celeste.

Testo a cura di 

Federica Dell’Oca
Marzo 2022

SKY’S THE LIMIT

Lamine metalliche unite a colori vivaci che vanno a creare infiniti grattacieli. Un mondo di slanci verticali e meticolose geometrie che dialogano in un lessico urbano. Questa è Sky’s the Limit, la nuova mostra di Marcella Chirico, artista poliedrica in grado di modellare i materiali più svariati per dare forma al proprio immaginario, in cui la fascinazione per le slanciate architetture metropolitane coesiste con il timore che esse rappresentino una mera prigione dell’essere umano moderno. Oggi più che mai conviviamo con l’artificialità spudorata dei centri urbani: sempre più traffico, sempre più cemento, sempre più rumore fino a non vedere più nient’altro che le scatole in cui chiudiamo quotidianamente le nostre vite. Scatole grandi e stabili, le case, gli uffici, i supermercati; e quelle più piccole e in frenetico movimento, le automobili.

L’artista mette a nudo l’anima autentica di New York, indagata nelle sue varie sfaccettature. Moderna, accattivante e violentemente colorata, ma al contempo omologante e spersonalizzante. Un luogo-non-luogo in cui l’uomo sfida i propri limiti creando architetture il cui unico ostacolo sembra essere il cielo, ma che viste dal basso amplificano la finitezza umana, impotente dinanzi a tanto.
La Chirico documenta in modo pungente tutto questo, attraverso una ricerca e un assemblaggio dei materiali minuziosa e attenta, con interventi quasi strazianti come le cuciture con filo metallico di alcuni frammenti di lastra. Le geometrie sono pervasive ma mai aderenti al vero, la città è utopica; potente l’ascesa al cielo dei grattacieli con le loro verticalizzazioni mai in linee rette, ma astratte e frammentate. Quello descritto è un mondo caotico e folle, in cui il dialogo tra la metropoli e l’uomo dimostra tutta la sua fragilità.

Federica Dell’Oca
Giugno 2017

Il lessico di un mondo liquido – 2008 – tratto dal
Catalogo “Città verticale” presso San Pietro in Atrio

Chi ha armato i terroristi? Quali scopi aveva tanto odio? Forse non conosceremo mai la vera identità di chi ha premuto il grilletto contro le Torri Gemelle. Possiamo solo immaginare lo strazio di chi ha perso vite a lui care. Non certo giungere in vetta all’enorme montagna di dubbi che tuttora circonda la catastrofe. L’arte di Marcella Chirico ha però un valore liberatorio. Permette di pensare con l’emozione e con l’istinto, e non solo con la ragione, al buio dentro il tunnel. Che illumina con un gioco di rifrazioni per mettere a nudo l’anima stessa di New York colpita al cuore. Un gioco in cui colori e segni prendono forma grazie a strisce di metallo, graffiti, dripping e iridescenze. Parole del lessico urbano che si scontrano e si frantumano come mosaici. E danno vita a nuovi sedimenti. A ponti di ferro e sangue. A slanci verticali. A vertiginose geometrie dell’abisso. Il tutto è abilmente congelato in un istante, nel momento faustiano della creazione che definisce appunto l’immobilità di un mare sempre diverso e mai uguale a se stesso. Come è del resto la Grande Mela nelle sue stratificazioni storiche e culturali. Nel suo insondabile essere, oltre ogni immaginario, uno skyline della mente, prima ancora che della geografia e della storia. Forse l’unica utopia realizzata sulla terra, New York. Pianeta alieno e “liquido” per definizione, crogiolo in perenne metamorfosi che contiene la vita alla sua massima temperatura di ebollizione e al massimo grado di tensione dialettica. Un magma che insieme assorbe, amplifica e cristallizza ogni cosa. E che l’arte di Marcella Chirico restituisce temperandone le dissonanze fra suoni al neon, automobili incolonnate e cromature, in una dimensione svincolata dal tempo. Aderente alla realtà ma tesa soprattutto a interrogare l’impossibile.

Lorenzo Morandotti

Retta è la via verso il cielo – 2008 tratto dal Catalogo “Città verticale” presso San Pietro in Atrio

La luce si riflette sulle lastre d’acciaio proiettando lo sguardo nell’infinito viaggio verso l’ascesa strutturale di una città lontana e unica quale New York. Così Marcella Chirico fa delle tavole in legno colorato lo specifico supporto di frammenti in alluminio accostati tra loro riproducendo un particolare. Scorci di città, siano essi un ponte, o un cartellone pubblicitario digitale dalle cromature sfacciate che cambiano vorticosamente colore, rivivono nell’opera sottolineando la sensazione di impotenza dinanzi a tanto. Il traffico delle auto tra i grattacieli, la vita frenetica di un mondo che non si ferma ma che prosegue nella sua folle corsa verso la verticalizzazione, la ricerca di nuovi spazi che tendono al cielo più che all’orizzonte. Una prospettiva frenetica vissuta di getto dall’artista, con pennellate di colore che tracciano le linee degli edifici in maniera astratta, discontinua ma serrata, sorvegliata dalla presenza di un corpo celeste, la luna, ora candida poi infuocata, come il sole all’orizzonte sul canale. La ricerca dei materiali e del loro assemblaggio è meticolosa, quasi maniacale, una ricerca di forme rette e curve che compongono la deframmentazione di un’immagine, forte e pungente come un ricordo, legate tra loro da interventi manuali certosini, come la cucitura di alcuni frammenti di lastra, o i mosaici di cristallo colorato che ricordano i rosoni delle cattedrali newyorkesi. Lo smalto spruzzato sul quadro polimaterico regala infine una connotazione tragica all’opera, trascinando lo spettatore ancor più in questo vortice di caos silenzioso che sembra non appartenere a regole, ma che in silenzio sostiene un equilibrio folle e fragile tra la città e l’uomo: un’esplosione di colori e forme serrati dietro i quali, forse, si nasconde un dio che osserva nascosto l’imperante scalata dell’umanità verso il cielo.
Jessica Anais Savoia

Exhibitions

1999

– Chiostrino di S. Eufemia – Como

1998

– Miniartextil Como collettiva

1997

– Partecipazione a “Arte Fiera 97” – Bologna

Miniartextil – Como – collettiva

1994

– Collettiva “Gruppo 2” presso l’Associazione Cultura Popolare – Balerna – Svizzera

1985

– Bottega della Cornice- – Como – Anatomia di una città – personale –

1982

– Galleria -LA TELA – Reggio Calabria – personale –

– Palazzo Del Broletto – Como – Personale

1981

– Palazzo del Comune Fulda – Germania – personale

1980

– Galleria L’Arco Como – personale

– Galleria -Il Corniciaio – Como – personale

1978

– Galleria -Comune S.Fermo della Battaglia – Como

1975

– Hotel COMO – Como – personale

1968

– Palazzo delle Esposizioni – Roma – collettiva

1967

– Esposizione -Citta di Priverno – Latina –
3° Mostra -ERNAS – Roma

1966

– Esposizione -Bassano di Sutri – Viterbo

1965

– Esposizione – Citta di Ardea – Latina
Esposizione -S.Vito Romano – Roma

1964

– Esposizione -Città di Ostia – Roma

– Esposizione -Citta di Norma – Latina

– 9° Mostra Nazionale di Pittura -Palazzo delle Esposizioni – Roma

– Arte Sacra Giovanile -L’Agostiniana – Roma

1963

– Premio “ Villa S.Giovanni “ Reggio Calabria

1962

– 4° mostra d’Arte Giovanile “La Bussola” – Roma

– Galleria Nazionale d’Arte Moderna – Roma

1961

– 7 Esposizione Nazionale -Palazzo delle Esposizioni – Roma

2022

– La Luna e il tramonto – Personale presso Castel Baradello – Como


2017

– Sky’s the Limit – Personale – ex Chiesa di San Petro in Atrio – Como –

2016

– Anime Urbane – Bipersonale con Fabrizio Bellanca – Villa Sormani – Mariano Comense ( Co) – Catalogo 2015 –

– Progetto “Open artelier” 1st Ed. – 34 atelier open in Como – esposizione presso Palace Hotel Como

2013

– Boston – Como “Boston-Como More than an Art Exchange” 18luglio/18 agosto 2013 – Broletto/ San Pietro in atrio/ Spazio Natta/ Camera di Commercio/ Galleria Lopez/ Galleria Lietti – Como – Catalogo. A cura di James Hull e Carolina Lio. ( www.boston-como.com)

2011

– 54° Biennale di Venezia, Padiglione italia, Palazzo delle Esposizioni Sala Nervi Torino – Catalogo

– Realtà metropolitane – Personale presso ArteCo Como


2008

– Catalogo “Città verticale” personale presso ex-chiesa San Pietro in Atrio – Como

2007

– Catalogo –spazio 5 Sensi – Como – personale

2006

– Studio ESP – Como – personale

2004

– 7+ in Arte – collettiva